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End The Cage Age: a Lussemburgo ricorso contro la Commissione

End The Cage Age: a Lussemburgo ricorso contro la Commissione

Quale valore ha l’impegno assunto dalla Commissione europea in risposta a un’Iniziativa dei cittadini europei? È un obbligo giuridicamente vincolante oppure una semplice dichiarazione d’intenti priva di conseguenze?

Ogni anno, quasi 300 milioni di animali sono confinati in gabbie negli allevamenti di tutta l’UE, incapaci di esprimere i comportamenti naturali di base, privati ​​di arricchimento ambientale e di contatto sociale, con effetti dannosi sulla loro salute fisica e fisiologica. Nel 2021, oltre 1,4 milioni di cittadini europei, con il sostegno di più di 170 organizzazioni della società civile che si battono per i diritti degli animali, hanno chiesto la fine dell’allevamento in gabbia per tutte le specie, attraverso l’Iniziativa “End the Cage Age”.

In risposta all’Iniziativa, la Commissione europea si era impegnata a presentare entro il 2023 una proposta legislativa per vietare l’uso delle gabbie. Un impegno che l’esecutivo europeo ha finora disatteso, soprattutto a seguito delle pressioni della lobby dell’agribusiness. In una lettera del febbraio 2024, la Commissione aveva dichiarato la propria volontà di proseguire in questo percorso. Da allora, tuttavia, il tema delle gabbie è sparito dal programma di lavoro della Commissione stessa, nonostante l’EFSA abbia reso pareri molto chiari circa la necessità di superare questa pratica crudele.

L’udienza alla Corte di Giustizia

Lo scorso 5 marzo, il Comitato dei cittadini promotori dell’Iniziativa End the Cage Age, sostenuto da Compassion in World Farming (CIWF), ha presentato le proprie argomentazioni alla Corte di Giustizia dell’UE (CGUE) a Lussemburgo. Le tre associazioni ammesse in qualità di ‘interveners’ – Eurogroup for Animals, Animal Equality e LAV – hanno presentato in aula prove a sostegno della causa dei 300 milioni di animali ancora allevati in gabbia ogni anno nell’UE.

Insieme hanno ribadito che la Commissione è tenuta, in virtù dell’impegno legalmente vincolante assunto nel 2021, a definire e presentare una tempistica chiara delle proposte di legge per vietare l’utilizzo delle gabbie in tutti gli allevamenti. Hanno infine chiesto accesso al dossier della Commissione sull’Iniziativa End the Cage Age.

La Camera di cinque giudici ha rivolto domande ai ricorrenti e agli intervenuti, toccato la questione dell’interpretazione legale dell’Iniziativa dei cittadini europei, e incalzato i rappresentanti della Commissione europea, chiedendo cosa ha impedito all’esecutivo di presentare una tempistica.

Fuori dal tribunale, Animal Equality, Animal Law Italia, CIWF Italia, LNDC Animal Protection e LAV erano tra le associazioni presenti alla manifestazione organizzata per portare la voce degli animali e dei cittadini che sostengono il divieto dell’allevamento in gabbia, e per chiedere all’esecutivo europeo di agire con ambizione e tempestività.

Il significato della vertenza

Presentato dal Comitato dei cittadini nel marzo 2024 e guidato da CIWF, il ricorso è il primo nella storia dell’UE in cui la Commissione europea è chiamata a rispondere della propria inazione in merito a un’Iniziativa dei cittadini europei. Questa storica udienza segna un momento importante per la democrazia europea, offrendo alla società civile l’opportunità di mettere in discussione l’integrità dell’Iniziativa dei Cittadini Europei.

Le dichiarazioni

Dopo l’udienza, la portavoce del Comitato dei cittadini promotori dell’Iniziativa e direttrice di CIWF Italia, Annamaria Pisapia, ha dichiarato: “La sentenza su questo ricorso non è fondamentale solo per la protezione degli animali allevati – e in particolare per i 300 milioni di animali che ancora soffrono in gabbia in Europa ogni anno – ma anche per la democrazia. È la prima volta che la Commissione viene chiamata a rispondere per non aver dato seguito a un impegno assunto in risposta a un’Iniziativa dei cittadini europei.”

“L’udienza di oggi ci dimostra che la Corte ha preso la questione con estrema serietà. Il ricorso è stato affidato a una Camera composta da un numero più elevato di giudici, che si sono dimostrati coinvolti e hanno rivolto ai nostri avvocati domande molto pertinenti,” aggiunge Pisapia.

“Speriamo che la Corte riconosca che la Commissione ha il dovere di pubblicare una nuova tempistica chiara e trasparente per la presentazione delle proposte,” commenta la coalizione italiana End the Cage Age. “Per il bene degli animali che da troppo tempo ormai aspettano risposte, ma anche della fiducia dei cittadini nella democrazia partecipata.”

Il sostegno dei cittadini europei

La consultazione pubblica dell’UE dello scorso autunno ha dimostrato – ancora una volta – che i cittadini europei vogliono la fine dell’era delle gabbie per tutte le specie. La quasi totalità delle oltre 190.000 persone partecipanti ha dichiarato che è “importante” o “molto importante” eliminare gradualmente le gabbie per tutte le specie. Anche numerose aziende hanno dimostrato di considerare le gabbie parte del passato, con il 54% e il 46% che si sono dichiarate d’accordo a eliminarle rispettivamente per galline e scrofe.

Tempistiche e prospettive

La Corte di Giustizia pronuncerà la propria sentenza non prima del prossimo luglio. Una decisione a favore del Comitato dei Cittadini, che sanzioni l’inazione della Commissione, non trasformerebbe solo la vita dei milioni di animali che soffrono rinchiusi in gabbia in tutta Europa, ma rafforzerebbe anche la credibilità dell’Iniziativa dei cittadini europei come strumento di democrazia diretta.

“La crudeltà delle gabbie è un fatto riconosciuto scientificamente dalla ricerca e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare stessa. Anche per questo esse devono essere relegate all’unico posto che spetta loro: i libri di storia,” concludono le associazioni italiane presenti a Lussemburgo. “La nostra campagna non si fermerà fin quando ogni gabbia non sarà vuota.”

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