Animali nella scienza: le nuove statistiche UE confermano un calo modesto, mentre nuove immagini svelano la realtà dei test di tossicità
Quasi 8 milioni di animali sono stati utilizzati per la prima volta in procedure scientifiche nell’Unione europea e in Norvegia nel 2023. È il dato che emerge dalle ultime statistiche pubblicate dalla Commissione europea, che fotografano un quadro a luci e ombre: un calo c’è, ma il cambiamento di fondo ancora no. Nelle stesse settimane, nuove immagini girate in laboratorio hanno mostrato la realtà dei test di tossicità ancora oggi imposti dalla legge, rendendo evidente perché l’impegno europeo a eliminare la sperimentazione animale sia tanto urgente.
Numeri in calo, ma traguardo ancora lontano
Gli 8 milioni di animali del 2023 rappresentano una diminuzione del 4,9% rispetto al 2022, riportando i numeri ai livelli del periodo COVID-19. A questi vanno però aggiunti quasi un milione di animali utilizzati per la creazione e il mantenimento di linee geneticamente modificate. Solo quattro Paesi — Norvegia, Francia, Germania e Spagna — concentrano il 67% dei primi utilizzi, pari a oltre 5,3 milioni di animali.
Topi e pesci restano gli animali più utilizzati, ma si registrano aumenti preoccupanti nell’uso di criceti, branzini, cefalopodi e altri carnivori. Tra i segnali positivi: il calo dell’uso di animali per i test regolatori in diversi ambiti, grazie alla crescente adozione di metodi non animali, e la riduzione del 24,1% nell’uso di primati non umani. In netta controtendenza, invece, l’uso di animali per i test sulle sostanze chimiche industriali, in forte aumento. Particolarmente allarmante la persistenza del metodo dell’ascite murina — una procedura estremamente dolorosa — nonostante l’esistenza di alternative: quattro Stati membri lo utilizzano ancora per produrre anticorpi monoclonali, con la Francia responsabile del 98,5% dei casi.
Il quadro complessivo è quello di un progresso modesto, ma senza una svolta strutturale: con quasi 8 milioni di animali ancora utilizzati, l’UE resta lontana dal suo obiettivo di sostituire la sperimentazione animale.
Le immagini che mostrano la sofferenza dietro i test
A dare un volto a questi numeri sono le nuove immagini diffuse ad aprile, girate in un laboratorio nel Regno Unito che esegue test per clienti con sede nell’UE. I filmati mostrano ratti, conigli, cani, maiali e primati non umani immobilizzati e sottoposti a iniezioni, inalazioni forzate, alimentazione forzata ed esposizione cutanea a sostanze potenzialmente tossiche. Le procedure servono a stabilire a quale concentrazione una sostanza provoca danno, malattia o morte, e gli animali possono ricevere dosi fino a 100 volte superiori a quelle a cui un essere umano potrebbe essere esposto. Gli animali che sopravvivono ai test vengono poi soppressi.
Le immagini sono emerse anche grazie al dilemma morale vissuto dagli stessi operatori di laboratorio, che si prendono cura degli animali pur essendo costretti a infliggere loro sofferenza. Se da un lato l’UE ha vietato la sperimentazione animale per cosmetici e detergenti, dall’altro i test di tossicità per la valutazione della sicurezza chimica restano obbligatori.
Dalla promessa all’azione
Questi due elementi — le statistiche e le immagini — convergono su un punto: la transizione verso metodi che non utilizzano animali deve accelerare. L’UE si è impegnata in questa direzione con la Roadmap per l’eliminazione dei test sugli animali nella valutazione della sicurezza chimica, ma perché l’impegno si traduca in realtà serviranno tempi certi, piena applicabilità, un modello di governance adeguato e finanziamenti stabili. È esattamente ciò che chiede il Manifesto della coalizione “Vote for Animals – Anche gli animali votano”, al punto dedicato ai metodi sostitutivi della sperimentazione animale.