Allevamento di polpi alle Canarie: il primo al mondo non si farà
Dopo anni di pressione delle associazioni, la multinazionale Nueva Pescanova ha dichiarato ufficialmente chiuso il progetto del primo allevamento intensivo di polpi al mondo, a Gran Canaria: oltre 52.000 metri quadrati, 3.000 tonnellate di polpi l’anno destinate al mercato alimentare. Un’idea che aveva sollevato proteste in tutto il mondo.
I polpi sono esseri senzienti riconosciuti dalla scienza: animali solitari, territoriali e di notevole intelligenza, capaci di usare oggetti e di risolvere problemi. Rinchiuderli a migliaia in vasche industriali avrebbe prodotto sofferenze inevitabili — eppure il progetto era stato raccontato al mercato come una misura per la «conservazione della specie».
La campagna che l’ha fermato è stata trainata in Italia da Compassion in World Farming. Ma la vittoria è parziale: l’azienda ha già fatto sapere di non aver abbandonato l’idea, pronta a riproporla altrove — magari in Paesi con regole ambientali e di tutela animale più permissive.
Ed è qui che entra in gioco l’Europa. Oggi nell’UE non esiste alcuna legislazione sul benessere degli animali acquatici allevati, polpi e cefalopodi compresi. La Vision 2040 della Commissione li nomina per la prima volta, ma senza scadenze né impegni vincolanti: un vuoto che lascia aperta la porta a nuovi progetti come quello delle Canarie.
Impedire che l’allevamento di polpi rinasca altrove — e colmare il vuoto normativo europeo sugli animali acquatici — è parte di ciò che chiede la coalizione «Vote for Animals – Anche gli animali votano»: una tutela che arrivi a tutte le specie, comprese quelle che nessuna legge ancora protegge.