Skip to content
Maiali in un allevamento intensivo su pavimento fessurato

Livestock Strategy europea: le prime date sul benessere animale, ma senza obblighi

Il 7 luglio 2026 la Commissione europea ha presentato la Livestock Strategy, la prima strategia organica dedicata al settore zootecnico — un comparto che, secondo la Commissione stessa, impiega circa sette milioni di persone e genera 400 miliardi di euro di fatturato l’anno. Non è un documento sul benessere animale: è anzitutto politica economica e agricola. Eppure, per la prima volta, mette nero su bianco alcune date che gli animali aspettavano da anni.

Il calendario è questo: entro la fine del 2026 una proposta di revisione delle norme su galline e polli, entro il secondo trimestre del 2027 una proposta sui suini, con la transizione oltre le gabbie di gestazione e parto. Dentro quelle revisioni la Commissione promette anche di affrontare l’uccisione sistematica dei pulcini maschi e di introdurre requisiti di benessere equivalenti per i prodotti importati — probabilmente l’impegno politico più forte mai assunto dall’UE sulle importazioni.

È la risposta, arrivata con cinque anni di ritardo, all’Iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age: 1,4 milioni di firme raccolte da 170 organizzazioni, a cui la Commissione aveva promesso nel 2021 proposte per il superamento delle gabbie. Quella proposta, annunciata per il 2023, non è mai arrivata. Il 7 luglio la coalizione — con Animal Law Italia, CIWF Italia, ENPA, Essere Animali, LAV, LNDC e altre — è tornata in piazza a Roma: se le proposte arriveranno davvero, riguarderanno oltre 160 milioni di animali ogni anno.

Ma il perimetro va letto con attenzione. La revisione su galline e polli è circoscritta a gabbie, indicatori di benessere e importazioni: restano fuori le razze a rapido accrescimento, le densità di allevamento e le mutilazioni — proprio i nodi che la scienza indica da tempo come centrali. E una clausola riserva il superamento delle gabbie ai settori in cui è considerato «fattibile» e «basato sull’evidenza»: una formula che domani potrebbe lasciare fuori conigli, quaglie, anatre, oche e vitelli, per i quali la Strategia non fissa alcuna scadenza.

Soprattutto, una strategia non è una legge: è una comunicazione della Commissione, non vincolante. Le date non sono termini giuridici, e l’impegno del 2021 è già scaduto senza conseguenze. La differenza, stavolta, è la visibilità politica: sono obiettivi scritti e verificabili, su cui si può chiedere conto alla Commissione davanti al Parlamento. I pareri dell’EFSA del 2022-2023 raccomandano già l’uscita dalle gabbie e densità più basse: la base scientifica per proposte ambiziose esiste, e un eventuale arretramento sarà una scelta politica, non una necessità tecnica.

Vigilare perché quelle date vengano rispettate — e perché il Parlamento e il Consiglio non annacquino le proposte quando arriveranno in aula — è esattamente il lavoro della coalizione «Vote for Animals – Anche gli animali votano».

Condividi: