La Costa Rica ha chiuso tutti gli zoo pubblici: cosa può insegnare all’Europa
Nel maggio 2024 la Costa Rica è diventata il primo Paese al mondo a chiudere tutti i suoi zoo pubblici statali, trasferendo gli animali in santuari e centri di recupero. È stato l’atto finale di un percorso iniziato nel 2012 con una riforma della legge sulla fauna selvatica, nata da un’iniziativa popolare sostenuta da decine di migliaia di firme.
La chiusura — un’operazione che ha coinvolto oltre cento tra veterinari, biologi e agenti, con più di 300 animali liberati dalle gabbie — ha un valore che va oltre i confini del Paese: segna il passaggio dall’idea dell’animale selvatico come esemplare da esporre a quella di individuo da proteggere. «Siamo diventati un Paese senza zoo statali, con una visione orientata ai santuari e ai centri di recupero», ha dichiarato il ministro dell’Ambiente.
In Europa la direzione di marcia è la stessa, ma molto più lenta. Gli zoo dell’UE sono regolati dalla direttiva 1999/22/CE, che li vincola a funzioni di conservazione ed educazione; eppure migliaia di animali selvatici continuano a vivere, e a riprodursi, dietro le sbarre di strutture espositive. La pressione dell’opinione pubblica cresce, e con essa il controllo sulle strutture.
Il modello costaricano non è esportabile tale e quale — nasce da una storia e da una biodiversità particolari — ma indica una traiettoria chiara: meno esibizione, più tutela, con risorse spostate su santuari e centri di recupero anziché su parchi-vetrina. È una scelta culturale, prima ancora che normativa.
È la stessa idea che muove la coalizione «Vote for Animals – Anche gli animali votano»: riconoscere gli animali — anche i selvatici — come soggetti da proteggere, non come patrimonio da mostrare. L’Europa ha gli strumenti giuridici per andare in quella direzione; quello che serve è la volontà politica di usarli.