Pellicce: vietare gli allevamenti costa meno che «migliorarli»
Vietare gli allevamenti di animali da pelliccia costa meno che «migliorarli». Lo dice un rapporto economico pubblicato il 22 settembre 2026 da Eurogroup for Animals: l’eliminazione graduale in cinque anni degli allevamenti di pelliccia nell’UE costerebbe circa 144 milioni di euro, una tantum; introdurre invece nuovi standard di benessere ne costerebbe tra 201 e 920 milioni negli stessi cinque anni, oltre a denaro pubblico per sostenere a oltranza un settore in difficoltà.
Il motivo è semplice, e lo conferma l’EFSA: cambiare gli standard non risolve il problema di fondo, perché tenere animali selvatici — visoni, volpi — in gabbia è incompatibile con il loro benessere. Un visone ha un areale di diversi chilometri; un allevamento gli offre meno di un metro quadrato. Nessun arricchimento della gabbia colma quella distanza.
C’è poi il conto che la società paga comunque: l’industria della pelliccia genera circa 446 milioni di euro l’anno di costi esterni — inquinamento, consumo di risorse, diffusione di specie invasive. Mentre 24 Stati membri hanno già vietato, del tutto o in parte, questi allevamenti, o sono in procinto di farlo.
Soprattutto, c’è una richiesta dei cittadini rimasta senza risposta: l’Iniziativa dei cittadini europei Fur Free Europe, con oltre 1,5 milioni di firme, chiede di vietare gli allevamenti di pelliccia e la vendita di pellicce sul mercato europeo. La Commissione deve ancora rispondere. Intanto la Danimarca ha annunciato lo stop definitivo agli allevamenti di visone.
«La Commissione dovrebbe ascoltare i cittadini», sintetizza Eurogroup. Che la risposta all’iniziativa Fur Free Europe sia all’altezza di quelle firme è una delle verifiche che la coalizione «Vote for Animals – Anche gli animali votano» tiene aperte: un’Europa senza pellicce è una scelta politica ormai anche economicamente ovvia.